Economia & Lavoro

Catania, parla Francesco Tornatore diviso fra elettronica e vino: un sodalizio con Oscar Farinetti

Scritto da La redazione Martedì, 23 Ott 2018 - 0 Commenti

I racconti del vino che hanno incantato il patron di Eataly. Intervista esclusiva all’imprenditore che ama la sua terra, le sue vigne.

Francesco Tornatore, imprenditore siciliano, da qualche mese socio in affari di Oscar Farinetti, racconta storie di vita legate al mondo del vino di Castiglione di Sicilia (CT) e rivela come e perché è nata la partnership con il fondatore di Eataly: “Farinetti è innamorato di questi luoghi, è convinto che l’Etna sia secondo soltanto al suo Barolo e alla prima opportunità abbiamo siglato questo accordo che, crediamo, ci porterà lontano”

Incontro Francesco Tornatore nella sua Tenuta di Castiglione di Sicilia, tra vigne e ulivi, in un scenario unico, magico, che guarda il mare a Est, si sottomette alle ceneri dell’Etna, a monte, e costeggia le acque limpide e fredde del fiume Alcantara, sotto le pendici meridionali dei monti Peloritani.

Siamo sul versante orientale del Vulcano, tra i 500 e i 600 m. s.l.m., immersi in una natura incontaminata, una bellezza autentica da mozzare il fiato, solo qualche casa rurale, e poi, a perdita d’occhio, straordinari alberelli di Nerello Mascalese in massima parte, con diversi filari di Carricante, di Nero Cappuccio e poche viti di Catarratto, vigneti autoctoni.

Francesco Tornatore è un affermato industriale siciliano, amministratore unico di un’importante azienda elettronica e di telefonia, è Cavaliere del Lavoro, ma nel cuore ha conservato da sempre la passione per la terra e per i suoi prodotti, tramandata da generazioni e mai dimenticata.

E il frutto del sogno si tocca tra questi tralci, si percepisce nelle sue parole, si trasmette attraverso i sacrifici compiuti in gioventù ed è testimoniato dall’orgoglio che accompagna il suo racconto bellissimo.

“Io a Castiglione sono ancora riconosciuto come il ‘fratello del medico’, mi dice mentre camminiamo tra i filari, non come Cavaliere del Lavoro… lui è mancato giovane, a 60 anni, sapeva fare tutto in campagna, innesti, potature… io invece, ragazzo, dormivo e sognavo, sognavo di fare la vigna e il sogno è diventato importante per me… dal sogno è nata la mia attività imprenditoriale… dovevo riscattare i sacrifici dei miei genitori… la crisi dell’agricoltura mediterranea…sognavo sotto un albero e i sogni si sono avverati!”.

“Castiglione è stato un territorio da sempre vocato alla coltivazione della vite fin dai tempi antichi, afferma Tornatore, addirittura i vigneti dell’Etna erano i più estesi della Sicilia. Dal mare ai 1000 metri d’altezza, sono innumerevoli gli antichi palmenti e le cantine, i terrazzamenti con gli spettacolari muri a secco, vere e proprie opere d’arte fatte da braccia di uomini infaticabili che hanno saputo creare capolavori di un’antica architettura rurale che sopravvive al tempo.  Poi un periodo di abbandono delle terre vitate per i costi eccessivi della coltivazione, ma dagli anni ’90 si registra un grande interesse per i vini dell’Etna, viviamo una stagione molto felice, grazie anche a viticoltori provenienti da altre zone. La grande mineralità del terreno permette di ottenere vini molto eleganti, molto simili ai vini di Borgogna. La vendemmia 2018 si prospetta di buona qualità,  con equilibrio tra sviluppo vegetativo e quantità: 70 q.li ad ettaro. Il disciplinare dell’Etna suggerisce 90!”.

Parliamo di Carricante e di prezzi che salgono in modo vertiginoso

“Il motivo? Sull’Etna si producono pochi vigneti di Carricante, pochi vitigni a bacca bianca, perché fino agli anni ‘60 erano richiesti soprattutto i nostri vini rossi dalle cantine del Nord Italia in quanto servivano ad ‘aggiustare’ i loro vini; in una seconda fase si vinificava e si vendeva il mosto; successivamente si vendeva l’uva a piccole cantine soprattutto in Calabria; infine la svolta, sono sorte numerose cantine, si sono ottenuti diversi riconoscimenti, vini che vanno all’estero per una quota che supera il 50%”.

Si vede una ricchezza di colore straordinaria tra i filari: quali vini produce la sua azienda?

“Produciamo solo Doc, quasi tutto Nerello Mascalese, 2 ettari di Nero cappuccio,  poi il Carricante, e, in virtù del consiglio di un amico produciamo vino bianco perchè ‘anche le donne hanno cominciato a bere’, e ancora 1 ettaro di Catarratto. Tutto vinificato in purezza”.

Con quale stato d’animo Francesco Tornatore calpesta questa terra nera fatta di vigne ed uliveti, un vero paradiso.

“La domanda coglie il segno, serve a rivelare la mia essenza. Per me rappresenta uno straordinario ritorno al passato, alla mia mia famiglia, le mie generazioni passate sono qui dal 1550. Le mie origini sono contadine, provengono da queste zolle: mio nonno materno faceva il mugnaio sfruttando le piccole cascate dell’Alcantara che scorre a poche centinaia di metri dai vigneti, un antico mulino; nella famiglia del nonno paterno erano piccoli proprietari terrieri, mio padre ha vissuto 10 anni in Australia, tagliava la canna da zucchero dagli anni ‘20 al ‘30, un lavoro micidiale. Aveva un grande sogno, quello di fare studiare i figli per toglierli dalla terra, ma noi abbiamo sempre avuto le mani in pasta, in questa terra nera meravigliosa, tra noccioleti, oggi trasformati in uliveti, vigneti, e si portava avanti un piccolo oleificio.

Vedere questi grappoli, sottolinea il Cavaliere tra orgoglio e nostalgia, significa avere la stessa soddisfazione che aveva mio padre in questo periodo e che io sto cercando di trasferire ai miei figli, con lo stesso entusiasmo; devo dire che loro stanno rispondendo bene e oggi si interessano dell’area marketing e commerciale. Qui rivedo la gioia che avevano i miei genitori  vedendo queste piante cariche, per me vuol dire ritrovare quella felicità che leggevo nei loro occhi”.

Questo ritorno al passato mi porta a Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, con cui lei ha creato una partnership per produrre vino e olio sull’Etna (clicca QUI per ulteriori dettagli) e ha sempre detto “sono nato in mezzo a dieci pacchi di semola”, quindi stesse origini contadine: esiste un legame mentale in questa nuova avventura imprenditoriale?

"Dar vita a una società con Oscar Farinetti per produrre insieme vino dell'Etna è un risultato grandioso per me e la mia famiglia, che da sempre crede alle potenzialità del Vulcano. La nostra conoscenza del territorio e la sua bravura di imprenditore nel portare nel mondo il made in Italy più buono, unita alla capacità di entrambi di amare il vino, conclude, potrà portare solo del bene all'Etna. La società è nata proprio per questo, un amore a prima vista, nulla nasce per caso: ho incontrato Farinetti due anni fa ad una cena, qui in Sicilia, ricordo che all’inizio della chiacchierata, Farinetti mostrava una certa riluttanza ai titoli onorifici, i Cavalieri del Lavoro, un po’ di preconcetti. Però è nata subito dopo un’empatia, una stima reciproca. La società è nata con una stretta di mano, siamo stati sempre noi stessi, massima sincerità e gentilezza. Lui è innamorato di questi luoghi, è convinto che l’Etna sia secondo soltanto al suo Barolo e alla prima opportunità abbiamo siglato questo accordo che, crediamo, ci porterà lontano”.

Quale apporto reciproco potete dare a questa joint venture?

“Noi mettiamo in campo la conoscenza del territorio, abbiamo una delle aziende più grandi qui sull’Etna, crediamo moltissimo nelle potenzialità del Vulcano, mentre Oscar contribuisce con la grande capacità di marketing e di comunicazione ormai riconosciuta in tutto il mondo, forse è unico al mondo per questo. Le sue doti imprenditoriali nel portare il Made in Italy di prodotti agroalimentari eccellenti nel mondo sono straordinarie, senza trascurare una cosa importante: entrambi amiamo il vino! Sono stato ospite nelle Langhe, nel suo territorio, ho il ricordo di una forte sensibilità, di grande umanità. Siamo stati nella Tenuta di Fontanafredda, a Casa Borgogno di Barolo, è stato straordinario e sorprendente. Lui spesso viene in Sicilia, ama e apprezza i sapori di questa terra e quando si trova da queste parti preferisce pranzare da me, a casa mia, perché dice che mia moglie fa la Caponata più buona del mondo”.

Ci può descrivere il territorio che stiamo attraversando in questo giro tra i vigneti?

"Sono le diverse aree di produzione, le cosiddette contrade, Pietrarizza, Trimarchisa, Torre Guarino, in cui è suddivisa la tenuta; una parte è coltivata a uliveti… qui ogni appezzamento aveva la sua casa… quella  (e la indica col dito) è del 1735 e ha una cappella votiva sulla parete. Quando con mia moglie eravamo appena sposati volevamo andare lì, poi abbiamo comprato quella attuale negli anni ’80. Tutto di famiglia.

Quello è il terreno che abbiamo ora con Farinetti, Tenuta Carranco, qui passava l’antica ferrovia che portava a Randazzo; una volta si vendemmiava a mano, periodi fantastici: sono 20 ettari circa di cui vitati solo 7, altri 3 da vitare e 8 ettari coltivati a ulivo… un paesaggio da favola, l’Etna che sorveglia, vigna storica, il lavoro assiduo dell’uomo. Farinetti è molto interessato anche all’olio (cultivar Nocellara dell'Etna).

Ho conosciuto anche un altro piemontese importante del vino, Angelo Gaja, proprio a Fontanafredda. Ricordo di avere sorseggiato da una sua magnum di Barbaresco e una frase che Gaja aveva pronunciato in quell’occasione, rivolgendosi a Oscar: “Tu sei fortunato che hai Tornatore come socio”.  Ho apprezzato molto, considerato chi l’ha detta".  

I due territori, pur distanti, si toccano dal punto di vista enologico, con la produzione di vini di grande potenza e struttura, ma il paesaggio è molto diverso: quali differenze percepisce  

“Conoscevo già quel territorio, quelle lingue di terra meravigliose, sì un paesaggio straordinario, molto diverso dal nostro, vulcanico quasi magico. Qualche tempo fa era stato proprio mio figlio, studente alla Bocconi di Milano, a suggerirmi di comprare un vigneto in Langa, prima che i prezzi salissero alle stelle, a dire il vero sono stato io a non ascoltarlo, mi sono pentito ma pazienza. Qui il territorio è lontano dai centri più grossi, Catania e Messina, intatto, nella natura più incontaminata. C’è molta attenzione al territorio, non ci sono capannoni, la mia cantina è interrata, a impatto ambientale zero. Qui si coltiva il paesaggio oltre che il vino”.

Questi vigneti guardano l’azzurro del mare e il pennacchio del Vulcano, un luogo favoloso, unico: si sente un privilegiato?

“Adesso forse si, per noi è quasi una normalità, vivendo quì. Il rapporto con l’Etna è pacifico, sereno, non me ne accorgo neppure quando sbuffa, forse sono più gli amici che mi telefonano mettendomi in allarme quando è in eruzione. Lui è lì e noi qui, non ci disturbiamo, anche se i tempi e i ritmi li scandisce il Vulcano”.

Quanto c’è di cuore e di passione in queste sue parole, di attaccamento a questa terra

“Conosco questi filari uno ad uno, per non dire vite per vite, è un amore che risale a tanti anni addietro, a me dispiace per tutti i miei compaesani che hanno dovuto vendere i loro terreni in tempi complicati, io ho avuto la possibilità di non vendere, sono molto felice perché anche nei momenti più difficili quando non sapevo cosa fare con le uve e con il vino ho sempre tenuto duro, facendo sacrifici, e oggi sono orgoglioso di essere qui, di calpestare questa terra, questi terreni non si dovevano vendere e spero che anche i miei figli la pensino come me”.

L’anima contadina prevale quindi sull’anima elettronica, vista la sua attività

"Certo, sull’anima elettronica ma soprattutto sull’anima degli affari"!

Il Cavaliere, fiero e sorridente, mi saluta, con quell’aria di chi sa che bisogna rimboccarsi le maniche, ancora, sempre.

Lasciamo il fuoristrada che ci ha accompagnati tra questi filari magnifici e carichi di uva, sale sull’altra macchina, quella degli affari, che lo allontana per qualche ore da questo paradiso.

Grazie.

Andrea Di Bella

Credit photo Andrea Di Bella


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