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Casale M.to, in Regione Mandoletta il cuore del vino monferrino che parte da lontano: la Bonzano Vini

Scritto da La redazione Lunedì, 25 Giu 2018 - 0 Commenti

Qui la storia parte da lontano e la vocazione enoica di queste terre risale ai primi dell’Ottocento, quando la dimora venne acquisita dalla famiglia Vitta, appartenente alla comunità ebraica di Casale Monferrato. A quei tempi la vigna era il tratto distintivo della Tenuta, assieme al suo parco storico, su cui intervengono i fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, giardinieri affermati nell’ambito del panorama piemontese, già al servizio dei Savoia

I nomi dei vini sono molto suggestivi e parlano il dialetto monferrino o richiamano personaggi del territorio: Gajard, gagliardo come la Barbera del Monferrato Doc; Armognan, come l’albero dell’albicocco da cui il Bianco del Monferrato Doc prende i profumi e i colori; Hosteria un Monferrato Rosso Doc, vino conviviale a tutto pasto che rievoca il tempo delle osterie, Meridiana Rosato, dalla piacevole freschezza e versatilità. Questi già in commercio, e, dalla seconda metà del 2018, il Metodo Classico Brut Mandoletta, il Bruno Bonzano Barbera del Monferrato Superiore Docg e il Genevieve Monferrato Bianco Doc. 

Il territorio è quello del Monferrato Casalese, con le sue terre calcareo-argillose che nascondono nelle profondità un potenziale ineguagliabile, proprio laddove nascono gli antichi infernot scavati nella Pietra da Cantoni, la stessa usata per la costruzione di dimore e castelli che torreggiano dalle coste dei colli, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 2014.

Qui le colline alternano vigneti ai boschi di noccioli e faggi, in una biodiversità straordinaria.

Il progetto? Un’idea e una passione comune da parte dei fratelli Enrico, Stefano e Massimo Bonzano, imprenditori  nel settore del legno, che, in collaborazione con  Donato Lanati, celebre enologo piemontese, stanno creando le basi per il Rinascimento di questo territorio e per cambiare radicalmente l’immagine del Monferrato vitivinicolo (nella foto dell'autore). 

Una fonte di ispirazione che ha contagiato anche l’altra importante protagonista di questa storia familiare, Simonetta Ghia, moglie di Enrico e titolare dell’azienda vinicola, che ha incoraggiato e promosso questo progetto con il suo profondo amore per il mondo del vino.

Il Monferrato e la "Tenuta della Mandoletta" sono luoghi del cuore per i Bonzano, perché rappresentano rispettivamente le origini della famiglia e la musa ispiratrice di questa ambiziosa avventura vinicola. 
Qui la storia parte da lontano e la vocazione enoica di queste terre risale ai primi dell’Ottocento, quando la dimora venne acquisita dalla famiglia Vitta, appartenente alla comunità ebraica di Casale Monferrato. 
A quei tempi la vigna era il tratto distintivo della Tenuta, assieme al suo parco storico, su cui intervengono i fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, giardinieri affermati nell’ambito del panorama piemontese, già al servizio dei Savoia.

Nel 1898 la Mandoletta passa a Giuseppe Raffaele, che incarica l’architetto Giuseppe Archinti di trasformare completamente la residenza. I vigneti che circondano la dimora vengono espiantati a favore di altre coltivazioni, fino all’arrivo della famiglia Bonzano, originaria del Monferrato, che si innamora del luogo e sin dagli anni Duemila effettua importanti lavori di recupero finalizzati al ripristino dei giardini storici e, in seguito, all’impianto delle vigne.

"La Mandoletta" oggi è una tenuta circondata da un corpo unico di 7 ettari di vigneti, incastonata nel paesaggio più tipico del Monferrato Casalese: morbide colline che salgono dalla vicina Pianura del Po, che non raggiungono mai altezze superiori ai 400 metri, dove il paesaggio agricolo è un saliscendi di boschi, borghi e cascine.

Sono il rispetto per la tradizione, l’ecosostenibilità ambientale e il coraggio nello spingersi verso nuovi confini i valori fondanti della Bonzano Vini, che vuole diventare un punto di riferimento nella produzione di qualità di questa zona. 

Assieme a questi valori ce n’è un quarto, forse il più importante, che ha determinato la forza propulsiva di tutto il progetto: la famiglia. Un patto generazionale, che punta a dare valore al Monferrato spesso schiacciato nella competizione con altre zone del Piemonte. 

Deus ex machina di questa avventura enoica è Donato Lanati, ricercatore scientifico nel campo enologico.

Il vino non è una formula - afferma Lanati Un grande vino che sappia emozionare è il risultato del territorio, ma soprattutto degli uomini che lo abitano. A fare grandi i terroir sono i grandi personaggi, quelli che sanno capirne la potenzialità e che riescono a farli esprimere, confrontandosi con i vini internazionali di riconosciuta fama”. 

Lombardo di nascita, piemontese d’adozione, Lanati ha fondato nel 1990 Enosis Meraviglia, una realtà dal respiro internazionale, centro di ricerca applicata e di consulenza enologica.

Per la Bonzano Vini ha coordinato i lavori sin dall’impianto dei vigneti e ha definito lo stile territoriale dei loro prodotti. “Sono affascinato dal Monferrato e ci vivo convinto da oltre quarant’anni perché è un territorio che ogni giorno dà qualcosa di positivo – spiega Lanati - Qui l’agricoltura è a misura d’uomo e percorrendo una qualsiasi strada di campagna si scopre un paesaggio dolce che a ogni curva regala alla vista una nuova emozione”.

Un paesaggio che secondo l’enologo nasconde un potenziale vinicolo ancora inespresso, che nulla ha da invidiare ad altre zone ben più note del Piemonte. “Il territorio è il vero valore del vino, la personalità e la riconoscibilità di un vino che si identifica in una zona ben determinata, ci permettono di non cadere nell’omologazione e il Monferrato in quest’ottica ha tutte le carte in regola per avere successo”. 

Un obiettivo di promozione del territorio condivisa dalla Bonzano Vini. “Per arrivare a grandi risultati occorre una ricerca capace di individuare quegli elementi di qualità, che la natura offre come: aromi, antociani stabili, polisaccaridi ecc.. Per far ciò non ci si può accontentare dell’espressione verbale di terroir, ma occorre selezionare zone o particelle, all’interno di uno stesso vigneto, e avvalorare il tutto da un punto di vista scientifico.  Questo è il lavoro che si sta portando avanti nell’azienda Bonzano”. 

La strada tracciata per questa Cantina troverà nel tempo la propria identità produttiva. “Il vero concetto di qualità si raggiunge solo quando produttori sensibili e capaci riescono attraverso il vino a dialogare, anche a distanza, e magari fino dall’altra parte del mondo con consumatori attratti dal desiderio di trovare un territorio dentro al bicchiere - conclude l’enologo - Tutte queste capacità appartengono ai Bonzano ed è per questo che credo nel progetto”.

Interessante è il logo che la Bonzano Vini ha studiato.  Un logo che gioca sul contrasto tra il bianco e il nero, dalle linee pulite, che racchiude l’idea dello scorrere del tempo e delle generazioni. Rievoca, infatti, in maniera stilizzata sia la meridiana che campeggia nella facciata della Villa della Mandoletta, sia la ramificazione dell’albero genealogico. L’intervallarsi delle stagioni, il sole coi suoi raggi che segna il tempo sulla meridiana, la famiglia e le sue diramazioni sono concetti che si esprimono nell’immagine del brand.

Un progetto, una famiglia, una passione per questo fazzoletto di Piemonte che possiede tutte le caratteristiche per diventare un’area vitivinicola competitiva e di eccellenza.

Andrea Di Bella
                                


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