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Carmen Acunto racconta il suo Cammino di Santiago in handbike

Scritto da La redazione Giovedì, 6 Giu 2019 - 0 Commenti

Nel gremito cortile del Sacro Cuore International School di Casale Monferrato l’atleta paralimpica monferrina ha ricordato ai presenti che “il massimo riconoscimento alla fine è la medaglia alla vita”.

“Negli ultimi trecento metri non capivo più nulla perché stavo realizzando di aver davvero compiuto la mia impresa. Tanti presenti che non conoscevo mi applaudivano e mi sono commossa.” 

Con qualche lacrima, condivisa anche dai compagni di un incredibile viaggio, l’atleta paralimpica monferrina Carmen Acunto ha così raccontato mercoledì scorso il suo ingresso a Santiago di Compostela, dopo aver percorso ben 150 km a bordo di una hand-bike spinta attraverso la forza delle proprie braccia.

Un racconto vivo, spontaneo e ricco di dettagli inediti, quello che la Acunto ha condiviso, stimolata dalle domande degli amici e collaboratori Andrea Bizzarro, Marco  Di Cori, Enrico Zacco e Fabrizio Cia, dinanzi il gremito cortile del Sacro Cuore International School.

Centinaia di attentissimi spettatori, molti dei quali studenti dello storico istituto casalese, hanno seguito passo a passo le vicende e la grande lezione sportiva e di vita di Carmen Acunto la quale ha negato di aver mai visto le complicazioni come ostacoli insormontabili.

L’atleta, mostrando grande empatia con i ragazzi, ha rievocato i tempi degli allenamenti di almeno due ore al giorno per raggiungere gli ambiti risultati paralimpici. Il tutto ricordando ai presenti che “il massimo riconoscimento alla fine è la medaglia alla vita”.

Dopo aver ripercorso la sua densa carriera sportiva, Carmen Acunto ha rivelato il suo viaggio a Santiago illustrando, grazie alla mostra allestita per l’occasione, alcuni scatti significativi dei momenti più emozionanti del suo viaggio.

“A dire il vero ogni attimo è stato un’emozione e nonostante le salite di montagna e la pioggia non ho mai pensato di abbandonare l’impresa soprattutto dopo la fatica per preparare la partenza. Ho sempre pensato che se fossi riuscita ad organizzare la partenza, non avrei mai rinunciato a portare a termine il progetto e il viaggio sarebbe forse apparso come una passeggiata. Ed è stata la passeggiata più bella della mia vita.”

Tanti applausi si sono manifestati fra il pubblico a nome del quale hanno portato i saluti la direttrice del Sacro Cuore International School, Suor Anna Maria Cia, spronando i ragazzi a comprendere fondo l’esempio e la forza di Carmen, e Sanzio Evangelisti presidente dell’ente gestore della scuola, il quale ha ricordato la portata dell’insegnamento che un’atleta come Carmen porta ai ragazzi di oggi. 
La relatrice, non prima di aver ricordato il ruolo determinante dell’amicizia (senza l’apporto decisivo dei suoi amici ha asserito che non sarebbe mai partita), ha infine posato in una foto ricordo con i numerosi presenti cedendosi a interviste e ad autografi delle immagini della sua avventura. A lei l’invito a tornare al Sacro Cuore per dispensare ancora le sue lezioni di vita e di sport alla società di domani. Per l’istituto casalese (che, oltre ad essere scuola internazionale per l’apprendimento delle lingue straniere sin dai primi tempi, ospita anche un indirizzo sperimentale sportivo) il finale d’anno scolastico è stato vissuto all’insegna degli approfondimenti sullo sport e del grande risvolto in termini di inclusione sociale a 360 gradi, con molte riflessioni già avvenute in occasione del convegno tenutosi ad inizio aprile e che sarà seguito da altre iniziative anche nel prossimo anno scolastico.