Economia & Lavoro

Banca Etica tra presente e futuro. Intervista al neo Presidente, Anna Fasano

Scritto da La redazione Venerdì, 2 Ago 2019 - 0 Commenti

Parla il primo presidente donna dell'Istituto Bancario che risponde alle domande: Cos’è, nella Sua esperienza, la finanza etica? In cosa Banca Etica (BE) è unica? Cosa spinge un giovane a diventare socio di BE? E che cosa la banca si aspetta da loro?

Con l’elezione di Anna Fasano, Banca Etica festeggia la sua prima presidente donna.

Anna Fasano ha 44 anni ed è friulana: componente del CdA di Banca Etica dal 2010; dal 2016 ricopre il ruolo di Vicepresidente. Laureata in Economia Bancaria, appassionata di Finanza Etica, economia sociale e organizzazioni del Terzo Settore è esperta di housing sociale, risponde alle domande del nostro collaboratore.

Cos’è, nella Sua esperienza, la finanza etica? In cosa Banca Etica (BE) è unica?

"La finanza etica è una forma di consumo critico e responsabile, è uno strumento per “votare con il portafoglio”. Negli ultimi decenni i meccanismi e i player della grande finanza globale hanno acquisito sempre più potere: a tratti condizionano e sovrastano le istituzioni politiche e la stessa economia reale.

La finanza etica usa tutti gli strumenti della finanza – credito, risparmio, investimenti, microcredito, crowdfunding, polizze, ecc – per veicolare liquidità verso lo sviluppo di iniziative economiche con impatto sociale e ambientale positivo: creazione di posti lavoro per persone fragili; attività culturali; tutela del territorio; energie rinnovabili; innovazione sociale; turismo responsabile; agricoltura biologica: housing sociale, etc.

Il nostro è il primo e unico istituto interamente dedicato alla finanza etica".

Cosa spinge un giovane a diventare socio di BE? E che cosa la banca si aspetta da loro?

"BE è nata 20 anni fa da un movimento dal basso che ha coinvolto un ampio numero di organizzazioni della società civile e tanti giovani... che nel frattempo sono cresciuti.

Molti studi, anche internazionali, hanno certificato che i cosiddetti millennials quando vanno in banca vogliono scegliere prodotto di risparmio e d'investimento attenti alla sostenibilità e agli impatti sociali. Il nostro compito è quello di bilanciare questa nuova consapevolezza diffusa con l’aspettativa – tipica di quest’epoca – della possibilità di utilizzare strumenti digitali, immediati e poco costosi… che non sempre garantiscono il giusto presidio degli aspetti relativi alla responsabilità sociale d’impresa considerando i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro che è sempre più automatizzato e più precario. I settori che BE finanzia, sono tipicamente non industriali, nei quali il ruolo delle risorse umane è, e sarà sempre, centrale: servizi di assistenza alle persone e di accoglienza; attività culturali; rigenerazione urbana; economia circolare e la possibilità di avviare micro-imprese".

BE ha compiuto 20 anni l’8 marzo scorso, quali sono le risposte migliori che ha saputo dare in questi anni?

"BE, oltre a indirizzare il credito esclusivamente verso progetti a impatto sociale e ambientale positivo, presta grande attenzione alla trasparenza verso i clienti, che possono sempre verificare sul sito della banca quali realtà vengono finanziate con i loro risparmi. Si è dotata di regole chiare per la governance, prevedendo limiti di mandati per i componenti del CdA e tetti agli stipendi dei manager (lo stipendio più alto non può superare di più di 6 volte lo stipendio inferiore). Un modo di fare banca che si è dimostrato resiliente anche negli anni più duri della crisi dal 2008: mentre le altre banche fronteggiavano scandali e credit crunch, BE è riuscita a crescere a tassi medi del 10% annuo per quanto riguarda raccolta e impieghi; a mantenere le sofferenze a livelli inferiori rispetto alla media e ha sempre chiuso i bilanci in utile senza mai gravare sulle casse dello Stato".

Uno sportello bancario su quattro, negli ultimi dieci anni, ha chiuso i battenti, costringendo sempre più persone a rivolgersi ai servizi online: cosa può fare BE per i territori lasciati indietro, senza una filiale per chilometri e con solo un ufficio postale (magari a giorni alterni)?

"Dal 2017 siamo impegnati in un processo di rinnovamento continuo della nostra infrastruttura informatica. Già oggi i nostri clienti possono compiere molte operazioni a distanza con BE: acquistare prodotti e servizi sul negozio online dell’internet banking e avere la finanza etica a portata di smartphone con la nuova app. È un percorso che continua a evolvere e che porterà ulteriori novità positive anche nei prossimi mesi.

Il potenziamento dei servizi digitali va di pari passo con il nuovo assetto della nostra presenza territoriale. Stiamo consolidando la rete di sportelli e introducendo nuove tipologie di presidio: le filiali leggere e i consulenti di finanza etica, che interesseranno anche il Piemonte".

Le c.d. aree interne, che sono state la culla delle casse rurali e della solidarietà che ha portato, poi, allo sviluppo del movimento cooperativo, si contraddistinguono oggi per l’aggettivo “piccolo”: piccoli Comuni, piccole associazioni e piccole parrocchie, cui fanno spesso da contraltare un grande territorio, patrimonio architettonico-culturale e di comunità da gestire; quale strategia intende elaborare BE, visto che la chiusura di diverse filiali ha dimostrato anche una scarsa considerazione per loro?

"Il nostro nuovo assetto parte dal consolidamento della rete di 17 filiali e 30 banchieri ambulanti (i promotori finanziari di BE, NdR) che hanno fin qui garantito attività di accompagnamento e relazione in tutta Italia. 

Per rafforzare la loro azione abbiamo:

aumentato il numero di sportelli automatici evoluti (ATM) che permettono un più facile accesso ai normali servizi di cassa offrendo un risparmio di tempo e costi a persone socie e clienti;

avviato la gestione della relazione con persone e imprese su appuntamento in modo da poter dedicare uno spazio adeguato all’ascolto e all’accompagnamento nelle scelte di investimento o di finanziamento.

E poi ci sono le “filiali leggere”: sono sportelli in cui il personale è completamente dedicato ad attività di relazione e consulenza su appuntamento e il servizio di cassa è accessibile h24 attraverso lo Sportello Automatico evoluto (ATM). E le/i Consulenti di Finanza Etica sono professionisti/e con cui costruire una più capillare presenza locale di BE e offrire nuove opportunità di relazione a chi vive in zone lontane dalle Filiali classiche".

Dalla legge di bilancio 2018 i Comuni possono rimanere soci della Banca, quali iniziative sono in corso per dare seguito a questa rinnovata opportunità che, a ben guardare, prevede la possibilità di poter aderire solo a BE, per quanto riguarda gli istituti di credito?

"Abbiamo accolto con gran favore questa novità che per noi è un riconoscimento del lavoro svolto, dato che BE è nata per veicolare il risparmio verso il sostegno finanziario alle iniziative rivolte al bene comune. Per realizzare quest'ambizione promuoviamo anche la collaborazione con gli Enti Locali e le piccole partecipazioni azionarie permettono di avviare significative collaborazioni in tanti ambiti di attività: microcredito, asset building, housing sociale, ambiente, fondi di garanzia, eccetera".

Attualmente, tra i soci, com’è ripartita la “torta” anagrafica?

"I soci persone fisiche, misurati in termini di teste sono soprattutto uomini (circa il 57%). L’età media è pari a circa 55 anni, il 60% circa è un lavoratore dipendente, il 58% ha una laurea o titolo superiore.

Le sottoscrizioni di quote in Italia sono avvenute soprattutto dopo la crisi del 2008 (il 44% dal 1999 fino al 2008, il restante 56% dopo la crisi), a evidenziare che c’è stata una crisi di fiducia verso il sistema bancario italiano cui BE è riuscita a dare una valida risposta alternativa".

Avete un dato aggiornato di quanti dei vostri clienti, richiedendo il mutuo per comprare casa, siano stati respinti da altre banche?

"Per il 15° anniversario di BE abbiamo chiesto ad ALTIS - Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – uno dei centri più autorevoli in materia – di valutare l’impatto sociale che siamo riusciti a generare. Dallo studio è risultato che, nella non facile ricerca di fonti di finanziamento:

il 47% dei rispondenti, prima di ottenere il finanziamento da BE, ha sentito rifiutare la propria richiesta da una diversa banca;

il 42% di questi ha sperimentato un rifiuto da più di un istituto creditizio;

per il 53% dei rispondenti BE è stata, al contrario, la prima banca cui ci si è rivolti per la richiesta del finanziamento.

Questi dati dimostrano come BE, grazie alla propria mission, riesca a intercettare sia coloro che sposano fin da subito i valori della banca, sia coloro che, per diversi motivi, non riescono a ottenere un finanziamento, svolgendo un’importante azione di inclusione finanziaria".

Che cosa dobbiamo aspettarci dalla Sua presidenza? Quali saranno le implementazioni per le aree sprovviste di filiale, come il Piemonte (esclusa l’ex Provincia di Torino) e, in particolare, l’area della Provincia di Alessandria?

"In Piemonte abbiamo:

2 banchieri ambulanti (uno per Alessandria, Asti e Cuneo e uno per Biella, Novara, VCO e Vercelli);

2.350 dossier titoli in cui sono presenti azioni BE per oltre 4,4 mln;

58 mln di impieghi;

97 mln di raccolta diretta;

51 mln di fondi Etica sgr.

Di realtà finanziate significative ce ne sono molte, ovviamente: per nominare le più importanti per volumi e fama citerei il Gruppo Abele e la Cooperativa Animazione Valdocco; per stare sul tema migranti l’associazione Recosol (legata al sostegno di Riace e di Lucano); poi lavoriamo storicamente con molte cooperative sociali in ambito socio-sanitario un po’ di tutte le dimensioni; a Torino è nata la relazione con la cooperativa Retenergie, che poi ha figliato ènostra; abbiamo fatto alcune interessanti operazioni di finanziamento al co-housing (Cooperativa Numerozero) e all’housing sociale (Co-Abitare srl; Luoghi Comuni).

Nell’arco del prossimo anno BE ha in progetto di ampliare la propria struttura commerciale in Piemonte, introducendo almeno un nuovo collaboratore sul territorio, secondo quella che è la nuova figura del consulente di finanza etica.

Resta per noi centrale aumentare la possibilità di accedere ai servizi bancari e al credito di cittadini e realtà anche “periferiche”, il tema dell’inclusione finanziaria ci guiderà nelle scelte future".

 

Luca Beccaria