Cultura & Spettacoli

Asti, "I percorsi di luce" raccontati dall'artista Valter Spessa in 80 tele a Palazzo Ottolenghi

Scritto da La redazione Martedì, 15 Ott 2019 - 0 Commenti

Intervista in esclusiva al pittore Valter Spessa: rivela se stesso e il suo mondo (Isola Villa, Variglie e Cinaglio).

A un osservatore un po’ superficiale le ottanta tele di Valter Spessa (olii, pastelli a olio, acrilici, carboncini, umili penne a sfera…) in mostra da venerdì 18 a mercoledì 30 ottobre a Palazzo Ottolenghi in Asti potrebbero parere semplici paesaggi o nature morte.

Se facessimo un piccolo sfoggio di facile cultura, potremmo avvicinarle alla pittura degli Impressionisti francesi o al genio di Van Gogh (“Non visito mai mostre, ma per il Maestro fiammingo feci un’eccezione; dopo un’ora ne uscii, poiché la mia anima fu sopraffatta dalla sconfinata, soverchiante angoscia creativa che urgeva da quelle tele e che sentivo in parte affine alla mia…”, mi confessa l’autore). 

Ma se dovessimo essere testimoni veraci delle sue parole, allora dovremmo dire che il pennello Valter Spessa è intriso “dei sentimenti e delle malinconie, delle gioie e delle sensazioni - dei sapori e degli odori, oserei dire – che hanno accompagnato la mia vita.  Potrei confessarti che i miei quadri sono figli del profumo dei grissini - ancora caldi di forno! - che mio padre mi portava in studio, mentre dipingevo, dandomi una rapida carezza per non disturbare il mio lavoro e congedandosi con la sua tipica, silenziosa dignità… Oppure dei sughi di mia mamma, dei colloqui con mia sorella, delle notti blu d’estate che contemplavo con mia moglie Nadia, rubando ore al sonno e all’intimità pur di cogliere quella luce miracolosa, quell’oscurità bluastra, fantomatica e irripetibile…”.

Lo sguardo poetico e incantato con cui dipingendo il suo mondo Valter ci rivela se stesso è quello delle nostre campagne (Isola Villa, Variglie o Cinaglio, per esempio); delle mirabili armonie dei fiori, degli alberi e dei frutti; dell’ancestrale sapienza del legno e del valore evocativo che certi oggetti contengono: “Le sedie, per esempio: ritte o rovesciate, esse esprimono la sosta, la riflessione, l’attesa, lo stare assieme, tutti i segni di un’umanità che stiamo perdendo…”.

Le opere esposte risalgono al periodo 2000 – 2019: “Vi è tuttavia una sorta di cesura temporale che le divide a mezzo in due periodi distinti: le opere che arrivano grosso modo fino al 2010 e quelle che rappresentano il mio ritorno all’arte, successivo al ‘fendente esistenziale’ che ha rappresentato per me l’adesione alla spiritualità buddhista, l’ordinazione a monaco  e la fondazione del monastero Zen ‘Casa Mushin’, qui dove vivo, a Cinaglio d’Asti”.

L'autore dipinge fin da bambino, “da quando schizzavo sul diario di scuola le gambe della mia maestra: visto che gliele disegnavo storte, quella povera donna me lo riempiva sempre di terribili note di demerito!”. 

Gli domando quali siano stati i suoi maestri:

“Non vorrei parere presuntuoso, - risponde lui - ma cerco di non averne, preferendo esprimere me stesso nella mia arte e per quello che sono: con un solo tratto di pennello, con immediatezza e pulizia di tratto. E con la stessa dedizione che – pur di dipingere: foss’anche usando un sacchetto del pane come ‘tela’! - mi faceva trascorrere ogni ora libera nell’atelier in cui adesso ci troviamo: pensa che per la gente del quartiere, che – attraverso le finestre di questo ex-negozio – mi sorprendeva davanti al cavalletto a ogni ora del giorno e della notte, incurante di domeniche o feste comandate, ero diventato ‘l’Uomo in Vetrina’… Mi preme comunque riconoscere l’enorme lezione che ho appreso da due grandi pittori locali: Amelia Platone, che per prima m’incoraggiò – a metà degli anni Ottanta - a proseguire nella mia ‘maniera nuova’ di dipingere, più ricca di colore e movimento rispetto alle timidezze dei miei inizi; e il ‘Maestro delle Ortensie’ Olindo, a cui devo molto dal punto di vista dell’aspirazione alla perfezione tecnica: compreso il mio vezzo di siglare le mie opere con la caratteristica calligrafia allungata…”.

Impossibile citare le tante opere che ho avuto la fortuna di ammirare in anteprima assieme a Valter: per mio gusto personale, cito il “Pareo fiorato appoggiato al manichino”; “I papaveri di Isola Villa”; “I girasoli con vaso decorato a marina”; la “Pianta siciliana” e le “Foglie secche su sedie impagliate”. 

L’opera omnia del Nostro consta peraltro di un numero di pezzi compreso tra le settecento e le ottocento unità: 

“Col tempo la mia tecnica si è prodigiosamente sveltita: stupisco alle volte me stesso per la rapidità con cui confeziono un’opera. Guarda un po’ questo “Bozzetto versiliano”: ci ho messo sì e no venti minuti a completarlo…”. 

La mostra è aperta dal 18 (inaugurazione alle h 17,00) al 30 ottobre dalle h 10 alle ore 18: l’evento è stato patrocinato dalla Città di Asti, dal Comune di Cinaglio ed è realizzato in collaborazione con la Cantina sociale di Vinchio e Vaglio-Serra.

Paolo Ferrero