Salute & Ambiente

ASL di Asti, un'eccellenza maltrattata e forzosamente ridimensionata

Scritto da La redazione Mercoledì, 13 Giu 2018 - 0 Commenti

Spero, quindi, che la nuova Direzione Generale faccia tesoro degli errori del passato e riceva, finalmente, dal PD e dalla Giunta Regionale nuove direttive volte veramente alla tutela della sanità astigiana.

Riceviamo e integralmente pubblichiamo

In merito all’articolo pubblicato su La Stampa del 6 giugno scorso “L’ASL aspetta il manager che nessuno conosce”, ritengo sia necessario ricordare alcuni avvenimenti che in questi anni hanno interessato l’Ospedale Cardinal Massaia di Asti e che pare siano finiti nel dimenticatoio.

È pacifico come la gestione del comparto sanità sia complessa e come i fondi siano spesso insufficienti. Ciò non toglie, però, che sia inammissibile una gestione della sanità pubblica improntata ad un mero equilibrio dei conti. La mission del sistema sanitario è e deve rimanere la cura del paziente e la salute del cittadino.

In questi anni abbiamo assistito a scelte politiche che hanno determinato un progressivo depauperamento del servizio sanitario di Asti. La Regione ha, infatti, adottato scelte che nel lungo periodo incideranno, inevitabilmente, sulla cittadinanza astigiana in termini di minore qualità dei servizi resi, minori prestazioni offerte, maggiori tempi di attesa e minore condivisione dei dati e delle informazioni tra i reparti sanitari.

Se ben si ricorda, con la D.G.R. n. 50 del 2014 e seguenti, la Giunta Regionale piemontese targata PD decideva un ridimensionamento notevole dell’ASL di Asti.

Secondo la delibera regionale l'ospedale di Asti avrebbe dovuto perdere ben 12 reparti: dieci sarebbero stati trasferiti ad Alessandria, uno definitivamente chiuso e l'ultimo accorpato per fusione ad un altro reparto del Cardinal Massaia. Il tutto unicamente in nome di un maggior risparmio dei costi.

Solo l’ingente raccolta firme (oltre 30.000) portata avanti da cittadini ed amministrazione comunale e la “minaccia” di ricorso al Tar,  riuscirono ad evitare, parzialmente, uno scellerato ridimensionamento del nostro ospedale.

Si è detto parzialmente perché l’opera demolitrice a trazione PD è riuscita in ogni caso a comportare un declassamento e ridimensionamento di alcuni reparti con una conseguente perdita del loro potere di spesa, ingenerando sul piano economico-contabile, una perdita del fatturato d’azienda stimabile (al netto delle difficoltà dovute alla scarsa qualità del bilancio pubblicato online) in circa 750mila euro ed un mancato riconoscimento di produttività di un valore annuale stimabile in circa 2 milioni di euro.

Non può passare inosservato, infatti, come la Direzione Generale dell’Asl di Asti abbia sempre chiuso gli occhi sull’inefficienza dell’interscambio di attività dei Laboratori Analisi tra ASL AT-ASO CN e ASL CN2-ASL AT. Per quanto risulta, l’ASL di Asti invia le prestazioni specialistiche all’ASO di Cuneo senza, però, ricevere le prestazioni ambulatoriali dall’ASL CN2 (ovvero Alba), determinando una doppia perdita economica per la nostra ASL. Ma la diminuzione del servizio offerto non si ferma qui.

Con delibera di dicembre 2015 proveniente dalla Direzione Generale ASL di Asti, si è decisa una riduzione del numero di distretti presenti sul territorio da tre a uno unico. L’aspetto di maggiore impatto è quello politico, in quanto da tre Comitati dei Sindaci di Distretto a cui partecipavano 15 Sindaci (5 per ogni Distretto) si è apportato un taglio dei due terzi di tale rappresentanza con un notevole impatto circa le istanze di programmazione sanitaria territoriale fino a quel punto condivisa con la componente politica rappresentata dai Sindaci, vero collettore delle istanze sanitarie della popolazione.

Pensiamo, poi, alle liste di attesa. Se non sono state adottate nuove procedure volte alla diminuzione dei loro tempi, ci si aspetterebbe, almeno, il mantenimento del livello raggiunto. Così, però, non è. Inspiegabilmente, la Direzione Generale astigiana è riuscita a peggiorare perfino il servizio a tempo zero. Da luglio 2017, infatti, per alcune specialità è stato precluso il primo accesso tramite liste di attesa. Oggi, quindi, il paziente che necessita di una di queste prime visite specialistiche, non ha più la possibilità di prenotare una visita, bensì può accedervi solamente tramite il tempo zero. 

E ciò cosa comporta per gli astigiani? Non solo la levataccia mattutina e il rischio di un’attesa protratta per ore, ma la possibilità di essere rimandato a casa a mani vuote. All’interno dell’articolo citato, si legge, poi, una valorizzazione del “ruolo di Asti nel quadrante con Alessandria”. Di quale valorizzazione si sta parlando?

Si può non parlare del sistema informativo-informatico dell’ASL di Asti, riconosciuto trasversalmente come una eccellenza a livello nazionale, ma la cui gara d’appalto (su cui si regge la totale gestione) sta per scadere senza che vi sia alcuna determinazione o anche solo informazione scritta, circa i risvolti della medesima? Pare addirittura che il disegno della Direzione Generale e del PD Regionale sia di unificare il sistema con quello di Alessandria, trasferendovi l’intera gestione.

Cosa ci sarebbe di male? Nulla se non che ad Alessandria non esiste un sistema efficiente, efficace e qualitativo come quello da tutti riconosciuto esistente ad Asti. 

Fa bene, quindi, la consigliera regionale e comunale Angela Motta quando parla di un impegno affinché “le conquiste finora ottenute non vadano perse” o, ancora, di un avvenuto riconoscimento delle “eccellenze del nostro ospedale”, anche se alla luce di quanto sopra più che conquiste paiono il salvataggio parziale di cosa il PD stava distruggendo. 

Ricordiamo, ancora, come la Direzione Generale dell’ASL di Asti fosse pronta ad ospitare all’interno della propria area l’impianto di teleriscaldamento, opera le cui conseguenze, anche in termini di potenziale danno alla salute degli astigiani, sono ben note.

"Fulminati sulla via di Damasco”, gli attori del nostro servizio sanitario, oggi, si riavvicinano alla natura con la creazione del Giardino della Salute. Come se da un piccolo segnale di attenzione all’ambiente si possa di colpo cancellare un intervento invasivo esattamente opposto. Questa la realtà dei fatti e gli avvenimenti che hanno contraddistinto l’operato della dott.ssa Ida Grossi fino alla cessazione del suo incarico.

Da cittadina e utente dell’ospedale, non posso dimenticare. Spero, quindi, che la nuova Direzione Generale faccia tesoro degli errori del passato e riceva, finalmente, dal PD e dalla Giunta Regionale nuove direttive volte veramente alla tutela della sanità astigiana.

Monica Amasio
Consigliere Comunale (Lega)
Asti


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