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Alla Festicamp della Cia presentata la sperimentazione su dieci vitigni resistenti

Scritto da La redazione Mercoledì, 17 Lug 2019 - 0 Commenti

Interessante convegno tecnico-scientifico alla Festicamp della Cia: "Non ci sarà futuro in agricoltura senza l’uso delle biotecnologie".

“L’innovazione è necessaria per la salvaguardia della tradizione”, ma anche “Il vino del futuro passa attraverso l’impiego delle biotecnologie”.

Due sintetici assunti espressi nell’incontro tecnico-scientifico che ha aperto l’annuale festa degli associati alla Confederazione italiana agricoltori, la Festicamp, svoltasi all’Istituto Tecnico Agrario “G. Penna” di Asti, presenti numerose autorità e dirigenti di istituti di controllo, oltre al presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini.

Un incontro, aperto dai saluti del dirigente dell’Istituto Penna, Prof. Renato Parisio (“fondamentale per una scuola come la nostra guardare al futuro dell’agricoltura”) e del presidente provinciale della Cia, Alessandro Durando (“oggi non si può più pensare di stare sulla terra se non si adottano pratiche e sistemi innovativi”) e dedicato all’innovazione agricola ed alla sostenibilità, ambientale ed economica, delle aziende. Innovazione che nello specifico ha messo l’accento sui cosiddetti “vitigni resistenti”, capaci cioè di resistere agli attacchi di peronospora e oidio. 

A parlarne, in un paio d’ore dense di informazioni sui risultati di lunghe e complesse ricerche effettuate soprattutto nel nord est d’Italia, ma anche in Piemonte, sono stati il prof. Michele Morgante, docente di genetica all’Università di Udine, il dr. Giorgio Gambino, ricercatore del CNR di Torino e il dr. Yuri Zambon, ricercatore dei Vivai Rauscedo.

A raccontare la storia quasi ventennale del gruppo di ricerca dell’Università friulana che ha condotto all’individuazione di dieci vitigni resistenti (cinque di uve a bacca bianca e cinque a bacca rossa, tra cui Cabernet, Sauvignon e Merlot) è stato il prof. Morgante che ha sottolineato, tra l’altro, come l’innovazione sia, contrariamente ai molti pareri contrari sovente caratterizzati da motivi ideologici, l’unica via da percorrere per far progredire l’assetto genetico della vite. Un progresso con positivi risvolti quanto a difesa dai perniciosi attacchi dei patogeni e sostenibilità ambientale con una rilevante diminuzione dei trattamenti e conseguente vantaggio economico del viticoltore.

Il futuro, secondo Morgante, al netto delle lentezze e delle non lievi difficoltà burocratiche incontrate finora (oggi l’impianto dei dieci vitigni resistenti che qualcuno continua a considerare, erroneamente, parenti stretti degli ogm, è autorizzato soltanto in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Abruzzo) non può che consistere nel miglioramento genetico e nella genomica che oggi trovano applicazione, controversa va detto, nell’ingegneria genetica della Cisgenesi e nel rivoluzionario metodo del Genoma Editing, quest’ultimo rivelatosi particolarmente adatto al contrasto dell’oidio.

Della sperimentazione di applicazioni di prodotti non convenzionali in campo nell’opera di contrasto a peronospora, oidio e, più recentemente, al terribile Mal dell’Esca ha trattato Giorgio Gambino, mentre Yuri Zambon ha parlato del contributo dato alla ricerca dai Vivai Rauscedo sui vitigni resistenti. Impianti che consentono, riducendo i trattamenti, risparmi che si aggirano sui 1000 euro ad ettaro e che hanno determinato un significativo successo commerciale dell’azienda vivaistica friulana con la produzione di circa 800mila piante che si stima possano diventare 3 milioni nel 2022.

A chiudere l’incontro è stato il Presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, che, ribadendo la posizione “laica” della Cia sulla questione degli Ogm, ha sottolineato l’importanza del lavoro di chi sta operando per far sì che le piante siano in grado di contrastare autonomamente i patogeni.

“Alla luce dello stato delle cose - ha affermato Scanavino - è ora che si cominci a pensare a concedere ai vini prodotti dai vitigni resistenti regolari Denominazioni d’origine (oggi possono soltanto essere etichettati come Igt nelle regioni, non nel Piemonte, dove tali indicazioni sono previste n.d.r.) per evitare confusioni tra i consumatori e soprattutto proseguire nella sperimentazione a cui la Cia non farà mancare il proprio convinto sostegno”. 

Un degustazione comparata tra vini di vitigni resistenti e tradizionali ha infine permesso di verificare come l’innovazione possa essere portatrice delle qualità ella tradizione.

 

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La mattinata della Festicamp si è conclusa con la consegna dei riconoscimenti che assegna ogni anno la Confederazione.

L’Agrestino, per un personaggio che abbia ben meritato nell’opera di valorizzazione dell’agricoltura e dell’ambiente è andato al prof. Michele Morgante, benemerito della ricerca.

La Targa on. Oddino Bo, a ricordo di uno storico dirigente della Cia, destinato ad un giovane imprenditore agricolo, è andato a Davide Laiolo di Vinchio.

Il Memorial Luigi Meraldi, a ricordo di un fondatore della Cia, da quest’anno destinato ad un veterano agricoltore della Confederazione, è stato assegnato a Valter Patelli di Penango.

Infine, il Memorial Ilario Violardo, ideatore della Festicamp e già vicepresidente della Confederazione, da quest’anno destinato ai migliori studenti appena diplomati all’Istituto Penna. Una tessera Gold della Confederazione e buoni libro sono stati consegnati a Simone Cisi, Andrea Morra e Andrè Charbonnier dell’Agrario di Asti, Luca Di Dio e Sonia Ferrero dell’Enogastronomico di San Damiano. 

Nella foto Alessandro DurandoMarco PippioneSilvio Teresio Mussio e Corrado Russo presso Istituto Istruzione Superiore "G.Penna" Asti.