Cultura & Spettacoli

Ad Asti Teatro 41 va in scena la commedia "Il divorzio"

Scritto da La redazione Mercoledì, 26 Giu 2019 - 0 Commenti

Venerdì 28 giugno ore 21,30 al Giardino di Palazzo Alfieri, Corso Alfieri 375 - ingresso libero -

Il Divorzio di Vittorio Alfieri, nell'ambito di Asti Teatro 41, venerdì 28 giugno ore 21,30 al Giardino di Palazzo Alfieri, Corso Alfieri 375 di Asti, il Gruppo “La Ghironda” mette in scena la “stesura” in prosa che, nel modus operandi di Alfieri costituiva la versione intermedia dopo “l’idea” - in cui in estrema sintesi venivano definiti la trama dell’opera, il suo significato ed i caratteri dei personaggi – e prima della definitiva formulazione in versi, con l'accompagnamento di musiche del XVIII secolo interpretate dal Gruppo, regia di Tiziana Miroglio.

Il lavoro è arricchito dall'inserimento di musiche eseguite dal vivo dal Gruppo stesso che, per questa occasione, abbandona temporaneamente i consueti strumenti e melodie medioevali per proporre musiche dell'epoca tra cui una sonata del  “Pastor fido” di Antonio Vivaldi che scrisse una partitura proprio per ghironda e il Concerto n°22 in La minore di Giovanni Battista Viotti, uno tra i musicisti prediletti dell'Alfieri, presente a Torino, Parigi e Londra negli stessi anni dei soggiorni alfieriani.

 

Quando si nomina Alfieri si pensa subito al tragico per eccellenza e sfugge un'altra dimensione dell'autore, quella comica.

Le commedie alfieriane, meno note delle tragedie, rappresentano l'ultima fatica letteraria di Alfieri, in particolare “Il Divorzio”, la più realistica delle sei commedie, “tutta moderna ed italiana” come il poeta scrisse nel settembre del 1800.

E' la satira di un matrimonio di interesse nel quale il contratto nuziale, secondo il costume del tempo, è circondato da tante clausole da lasciar libera la moglie da ogni soggezione al marito e da rendere il matrimonio apparente un vero divorzio.

Nella Genova di fine '700 si narrano le vicende di Agostino Cherdalosi, uomo d'indole onesta, ma la cui  avarizia lo rende odioso alla moglie Annetta, donna scostumata e superba.

La figliuola Lucrezia è avvenente, ma civetta, mal educata, disamorata e di pessimo carattere; seguendo le orme della madre, amoreggia con tutti coloro che capitano in casa sua.  Intorno a costoro si muovono gli altri personaggi: un promesso sposo ingenuo e sprovveduto, i cicisbei, il prete di casa che aiuta la giovane negli intrighi amorosi, un avvocato disonesto ed un medico dello stesso stampo ed infine l'anziano pretendente cui si ricorre strategicamente per un matrimonio di comodo ed opportunistico. 

Il tono farsesco dell'Alfieri è carico di significati morali, di aperti sdegni, di condanne di costume, di insofferenza verso una società che gli appare mediocre persino nel vizio, riflesso della decadenza degli ideali politici.

Il testo in prosa tuttavia presenta alcuni punti in cui il dialogo si interrompe per lasciar posto a brevi note di sceneggiatura dell'autore, pertanto, per colmare tali lacune, vengono inserite parti in versi che impreziosiscono il recitato senza che il cambio di registro diventi salto stilistico stridente.